6 Giugno 1961/1991 – Tributo a Jung nel giorno del 52’anniversario di morte. Di Emanuele Casale
Un giorno a me caro nel quale contemplare alcune cose del remoto e alcune cose del domani per riunirle nell’adesso, dove mi servono da bussola imprescindibile per orientarmi nel caos di cui ognuno, con sue modalità, ne abita gli ampi spazi fecondi. Oltre ad essere il mio compleanno, il 6 giugno, già da diversi anni ormai, è per me un giorno nel quale trovarmi ancora più vicino a Jung, oltre la mera vicinanza dovuta agli studi di psicologia all’interno dei quali lui è stato – ed è – base e futuro imprescindibile.
Il 6 Giugno 1961 Andava via da questo piano di realtà CARL GUSTAV JUNG, a casa Kusnacht, in piena serenità, circondato dai cari che gli avevano riempito la vita fino agli ultimi suoi giorni; lasciando al mondo la più grande opera scientifica/culturale mai esistita nel XX secolo. Ma ciò che l’Anima lascia oltre il materico e l’immediatamente tangibile è ancora altro, di invisibile ma di operante, che agisce a livello universale e per sempre. Poi il 6 Giugno, ma stavolta nel 1991, nasceva un Emanuele Casale un pò malatone ossessivo e con pezzi d’Anima incorporati abbastanza antichi 😀 . Ma questa è un’altra storia, sconosciuta a me medesimo!
Qui, un estratto davvero molto umano e commovente di Barbara Hannah estratto dalla biografia “Vita e Opere di C.G.Jung”, nel quale ci racconta degli ultimi istanti di vita di Jung, di come furono pregni di sincronicità e comunicazioni oltre il verbale significative. Una Barbara Hannah che fa trasparire quel legame costituito dal cosiddetto “filo d’oro” che la univa a Jung e viceversa, il filo d’oro che lega anche dopo la “morte”, e di nuovo, ancora.
«[…] Poco dopo il suo rientro, sia a Marie-Louise che a me, ma separatamente l’una dall’altra, [Jung] riferì lo stesso sogno, ed entrambe avemmo la sensazione che, ritenendosi ormai prossimo alla fine, desiderava che venisse registrato. Eccolo:
“L’ «altra Bollingen» gli era apparsa luminosa e risplendente, mentre una voce gli diceva che ormai era compiuta e pronta per essere abitata. Quindi, molto più sotto, Jung aveva scorto una femmina di ghiottone che insegnava al proprio piccolo a tuffarsi e nuotare in uno specchio d’acqua.”
Era con ogni evidenza, un sogno di morte: già prima Jung aveva sognato quell’ «altra Bollingen», apparsagli in varie fasi di sviluppo, e sempre aveva detto che aveva sede nell’inconscio, nell’aldilà. Lo stesso significato ha la conclusione del sogno: ben presto chi lo faceva sarebbe dovuto entrare in un altro elemento (quello che di solito viene definito l’altro mondo) e apprendere modalità di adattamento, non diversamente dal piccolo ghiottone che, già abituato alla terraferma, doveva abituarsi all’acqua. Evidentemente, madre natura era decisa al cambiamento e disposta ad assicurargli il necessario appoggio.Il sogno rattristò moltissimo sia Marie-Louise che me, essendo chiaro che Jung ben presto ci avrebbe lasciate per andare nell’«altra Bollingen». In effetti, può darsi sia stato proprio esso a sciogliere il solido nodo che lo teneva legato alla Bollingen terrena. Ma una volta ancora, come tante in precedenza, la completa accettazione della morte concesse a Jung, con sua grande sorpresa, una nuova tratta di vita. Si ristabilì prontamente, e per tutto l’inverno si sentì abbastanza bene, anche se ritengo che le sue condizioni non potessero essere paragonabili a quelle precedenti l’ottantacinquesimo compleanno. Comunque sia, contrariamente alle abitudini di prima non fece neppure il tentativo di andare a Bollingen, e rinunciò persino al solito soggiorno invernale nel Canton Ticino. Innegabilmente, il declino fisico era in pieno corso, ma la sua comprensione mentale e psichica continuò ad accrescersi fino all’ultimo. Se dimenticava anche la minima cosa (in effetti, non gli accadeva più spesso di molti anni prima), immediatamente commentava: “Toh, te l’avevo detto che sto diventando senile!”. Che lo credesse o meno, sta di fatto che era l’unica opinione errata sul propri conto che si fosse mai fatta.[…] Scrive Jung nell’autobiografia:
“La vita mi ha sempre fatto pensare a una pianta che vive del suo rizoma: la sua vera vita è invisibile, nascosta nel rizoma. Ciò che appare alla superficie della terra dura solo un’estate e poi appassisce, apparizione effimera. Quando riflettiamo sull’incessante sorgere e decadere della vita e della civiltà, non possiamo sottrarci a un’impressione di assoluta nullità: ma io non ho mai perduto il senso che qualcosa vive e dura oltre questo eterno fluire. Quello che noi vediamo è il fiore, che passa: ma il rizoma perdura.”
Ora che il fiore stava per appassire, a riprova del fatto che, al pari di ogni vita mortale, era solo un’«effimera apparizione», ecco che le radici eterne, le quali anch’esse C.G.Jung, comparivano sopra la superficie, protendendosi a proteggerlo. Il sogno ci dice, con la massima chiarezza, che Jung stava morendo nell’ora giusta, e che stava per essere accolto da quel rizoma che egli aveva sempre saputo essere lì, quale «la sua vera esistenza, l’invisibile». Oppure, per dirla nel linguaggio da lui usato nei ‘Ricordi’, la sua personalità numero uno stava morendo, ma la numero due restava immutata.Jung spirò alle quindici e tre quarti di martedì 6 Giugno. Anche questa volta, come nel 1944, si verificarono alcuni eventi sincronistici. Ricordo molto bene che, immediatamente prima che morisse, andai a prendere la mia automobile e trovai che la batteria, relativamente nuova e che mai aveva dato fastidi prima, era del tutto scarica. La cosa mi sorprese molto al momento, ma quando Ruth mi telefonò, circa mezz’ora dopo, per annunciarmi il decesso, mi sembrò naturale, quasi che l’automobile l’avesse saputo.
[…] Mi resi conto con perfetta chiarezza che, misericordiosamente, l’inconscio ci aveva preparati a esso, e mi avvidi con quanta efficacia Jung ci avesse insegnato a stare sulle nostre gambe.L’istituto proseguì le proprie attività come lo studioso certamente avrebbe desiderato. Chiuse i battenti soltanto per una giornata, venerdì 9 giugno, quando si celebrarono le esequie. Sui familiari furono esercitate molte pressioni per indurli a tenere il servizio funebre a Zurigo, al Fraumunster, la cattedrale. Sono lieta di poter dire che rimasero incrollabili e che le esequie ebbero luogo nella chiesa del villaggio di Ksunacht.Molti vennero anche da assai lontano, come Fowler McCormick che arrivò da Chicago, ma la chiesa di Kusncaht è molto vasta e, nonostante la grande folla, tutti trovarono posto. Evento singolare, durante il servizio scoppiò un altro temporale seguito da un acquazzone.Col passare del tempo, e siccome Jung continuava ad apparire in sogni e in immaginazioni attive, tale e quale com’era da vivo, bisognava arrendersi all’evidenza: il rizoma, ovvero la personalità numero due, sembrava non aver subito nessuna alterazione per opera della morte. La quale è davvero paradossale, come Jung stesso aveva con tanta evidenza costatato dopo quella della madre, mentre tornava dal Canton Ticino. Nulla di parapsicologico o spiritico: semplicemente, non siamo in grado di dire fino a che punto il fenomeno riguardi l’individuo Jung perché, nella sua attuale personalità numero due, egli è del tutto al di là della nostra esperienza e comprensione. Forse a soccorrerci è un archetipo, che l’intera vita e l’insegnamento hanno costellato con tanta forza che nei sogni esso sovente appare nella forma dello studioso e parla con la sua voce. Ma chi può dirlo? Mentre ero vicina alla sua salma, perfettamente in pace e tuttavia così remota, non avevo saputo far altro che ripetere più volte: «Grazie, grazie». Ed è gratitudine che continuo a provare per quest’esistenza vissuta così appieno e che abbiamo avuto il privilegio di conoscere: una profonda, illimitata gratitudine.»
[Emanuele] Buddha ci insegna, sulla base dell’esperienza, che “quando qualcuno nasce qui, muore da un’altra parte” e che invece “quando qualcuno muore qui, nasce da un’altra parte”. Il rizoma, come tutta l’antichità e la scienza moderna ci dimostrano oramai in maniera eclatante, perdura. Esserne consapevoli cambia una vita intera. Questa consapevolezza equivale a partire da una situazione di finitezza – l’uomo che riflette su se stesso – ma per arrivare anche ad abbracciare quell’elemento infinito, “l’eterno che è nell’uomo” parafrasando Jung. Ed essendo sulla scia di questo tema, finisco e chiudo con una perla di saggezza eterna, di Jung:
«Solo se sappiamo che l’essenziale è l’illimitato, possiamo evitare di porre il nostro interesse in cose futili, e in ogni genere di scopi che non sono realmente importanti…Se riusciamo a capire e a sentire che già in questa vita abbiamo un legame con l’infinito, i nostri desideri e i nostri atteggiamenti mutano. In ultima analisi, contiamo qualcosa solo grazie a ciò che di essenziale possediamo, e se non lo possediamo la vita è sprecata. Anche nel nostro rapporto con gli altri uomini la questione decisiva è se in essi si manifesti o no un elemento infinito.» (C.G.Jung – Ricordi,Sogni,Riflessioni)
In memoria della sua essenza, del suo lavoro immenso, del suo esempio, con gratitudine senza fine.
(Emanuele G. Casale – 06/06/2013-2015 Registrato con Licenza CC – Creative Commons
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Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Unported.)



L’ha ribloggato su CARLOANIBALDIPOST.COM.
L’ha ribloggato su EnerStrategiee ha commentato:
!!!
L’ha ribloggato su Nuovi Misterie ha commentato:
«Solo se sappiamo che l’essenziale è l’illimitato, possiamo evitare di porre il nostro interesse in cose futili, e in ogni genere di scopi che non sono realmente importanti…Se riusciamo a capire e a sentire che già in questa vita abbiamo un legame con l’infinito, i nostri desideri e i nostri atteggiamenti mutano. In ultima analisi, contiamo qualcosa solo grazie a ciò che di essenziale possediamo, e se non lo possediamo la vita è sprecata. Anche nel nostro rapporto con gli altri uomini la questione decisiva è se in essi si manifesti o no un elemento infinito.» (C.G.Jung – Ricordi,Sogni,Riflessioni)
tributo opportuno e molto apprezzato: da eco in https://nuovimisteri.wordpress.com/
grazie
tributo opportuno e molto apprezzato: data eco in https://nuovimisteri.wordpress.com/
grazie
Segnalo il mio nuovo indirizzo email claudiaharari@gmail.com D’ora in avanti funzionerà questo Grazie mille è ancora complimenti per l’ottimo lavoro.
Claudia devi reinserirlo tu nello spazio per l’iscrizione alla newsletter.Ciao!